Storia (parte 2)

Dalle origini alla conclusione dell’attività produttiva e commerciale

Gli anni del consolidamento

La crescita dell’azienda, ora sotto il totale controllo di Dino Sposimo, fu talmente rapida che si rese necessario costruire una fabbrica in un terreno in aperta campagna all’estrema periferia di Firenze in Via San Bartolo a Cintoia 2, dove ora è sorto un quartiere residenziale di circa 40.000 persone. In quella nuova sede iniziò la produzione di piccoli giocattoli a basso costo: questi dovevano infatti essere venduti al pubblico per sole cento lire. Nelle pubblicazioni pubblicitarie veniva a volte indicato anche come riferimento la “Cassetta postale 88 – Firenze”. 

La produzione all’epoca era già ampissima: piccoli soldatini, indiani e cow boys, carovane e diligenze per i maschietti e ferro da stiro, lavatrice, telefono, completi per la pulizia della casa per le bambine. All’inizio degli anni Sessanta il catalogo si componeva di quasi cento diversi articoli.

Attorno al 1964 entra in società il fratello di Dino, Aldo Sposimo, che di lì in poi si occuperà della parte commerciale e della parte finanziaria della ditta. Poco dopo nasce la collaborazione con Giuliano Cecchini, un amico fraterno, che li convinse a produrre il primo giocattolo ottico in assoluto, il Tycho, un telescopio riflettore fedele riproduzione di quello dell’Osservatorio astronomico di Asiago, del quale Giuliano Cecchini era stato uno dei progettisti.

Nel 1963 Mupi partecipa, con poche altre aziende di giocattoli, al 1° Salone del Giocattolo a Milano e dall’anno successivo alla Spielwaren Messe di Norimberga e così sarà per tutte le edizioni fino al 1990.

Dopo l’alluvione del 4 novembre 1966, Giuliano Cecchini convince i fratelli Sposimo a rilevare dalla Mupi un reparto delle Officine Galileo di cui era dirigente e fu così deciso di ampliare gli stabilimenti costruendo dei capannoni a Terranuova Bracciolini (AR): una parte, 2.000 mq, furono dedicati al montaggio dei giocattoli.

Un quarto capannone più piccolo, di 800 mq e leggermente staccato dal blocco principale, fu invece adibito per ospitare il reparto ex Galileo: a questo fu dato il nome di L.I.O.M., Lavorazioni Industriali Ottico Meccaniche S.r.l.. All’interno si producevano ottiche di precisione per osservatori astronomici, grandi aziende nel settore dell’ottica e stampi per le materie plastica che servivano principalmente alla MUPI. 

All’inizio degli anni Settanta, la L.I.O.M. produsse, come detto, anche alcuni strumenti per gli ottici (un oftalmometro e un frontifocometro) che ebbero all’epoca un discreto successo, ma la vocazione di questo reparto rimase quello della produzione di stampi di alta qualità.

Avere all’interno dell’azienda un famoso progettista ottico come Giuliano Cecchini, consentì tuttavia di sviluppare tutta una serie di giocattoli ottici che andarono affiancare il Tycho, il primo telescopio. Nascono così i primi proiettori per diapositive, una cinepresa 8 mm con il suo proiettore, una macchina fotografica a basso costo, cannocchiali e binocoli.

La difficoltà non era solamente progettare e realizzare dei giocattoli ottici perfettamente funzionanti ma anche, e soprattutto, garantire il costo del prodotto risultasse estremamente contenuto.

Gli anni del grande successo

Il Cinevisor, le pellicole, la California, Sandokan, la Vipa di Padova, gli accordi commerciali e la 3DiLand SpA
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